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Alenia Aeronautica. Virata del management per risalire la Tramontana. I distretti industriali, le debolezze di Finmeccanica e le pretese della Lega Nord

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"I distretti, quando sono impostati su modelli collaudati, sono tutt'altro che strumenti superati". Ne è convinto Antonio Ferrara, giornalista specializzato e analista di mercato del settore, componente del Tavolo Tecnico del Distretto campano. Ferrara suffraga la sua idea con i dati pubblicati nell'ultimo rapporto dell'Osservatorio Nazionale

Distretti Italiani, reso noto da Intesa Sanpaolo ed elaborato, tra gli altri, da Unioncamere, Censis e Confindustria.

Nello specifico del comparto aerospaziale "in quei territori dove ci sono stati atti concreti – si vedano i dati del Lazio e Lombardia e anche della Puglia – addirittura i distretti dimostrano di essere una delle condizioni per una crescita a due cifre dell'intero settore". Questo perché, spiega Ferrara, "si semplificano i contatti i con i grandi player e poi perché le piccole aziende in un unico e autorevole interlocutore istituzionale ritrovano i servizi di supporto al marketing, alla formazione professionale, alle relazioni industriali, all'accesso alle risorse comunitarie e nazionali, al credito finanziario, e ai programmi di promozione e internazionalizzazione".Eppure, come è noto, la Campania non riesce a fornirsi di questo strumento di governance, un contenitore all'interno del quale possano lavorare con pari dignità attori istituzionali, imprese, il mondo universitario e quello della ricerca, ma anche gli enti formativi e le forze sociali. "La causa principale dello stallo in cui versa il Distretto industriale in Campania – sostiene Ferrara – è oggi nella rigidità di quei 'paletti' posti all'inizio del suo mandato dall'Assessore Vetrella, ma anche nell'incertezza con cui hanno operato i suoi predecessori. Il Distretto poteva e doveva essere realizzato negli scorsi anni, quando il progetto raccoglieva un largo consenso, incluso quello delle aziende di Finmeccanica".Il filo del ragionamento porta ad un'inevitabile ulteriore conclusione: in Campania pesa l'assenza di una politica industriale della Regione e la disattenzione dell'intera classe dirigente per i temi dello sviluppo delle imprese. Questo proprio mentre nel resto del Paese il confine fra politica e grande impresa si va assottigliando, soprattutto a causa della debolezza di Finmeccanica.

"Uno scenario che vede con insistenza farsi avanti l'ipotesi di uno spostamento a Vengono Superiore in provincia di Varese della sede legale di Alenia Aeronautica". I giornali di Varese parlano del Davide-Aermacchi(1700 dipendenti) che ingoia il Golia-Alenia, (12.000 lavoratori), il che non sarebbe tanto un titolo da giornale di provincia viste le dimensioni delle due realtà. Nei giorni scorsi ad Amedeo Caporaletti presidente e a Giuseppe Giordo Ad, si è aggiunto Massimo Lucchesini come direttore generale. "Come dire virare risalendo la Tramontana". Del resto nelle scorse settimane il ministro Maroni in visita a Varese in Aermacchi aveva esortato pubblicamente il neo Ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi a battersi per le eccellenze aeronautiche della provincia e solo nei giorni scorsi il Ministro Bossi ha parlato pubblicamente di una Lega che "ha messo il cappello sul progetto dello stabilimento di Cameri" . Si chiede Ferrara, - ma forse sarebbe bene che non fosse il solo a farlo - quali conseguenze potranno esserci per le aziende campane se i partiti, pensando di favorire i loro territori d'interesse, decidessero di metteregente è attenta al destino delle imprese del comparto ed è presente nei consigli di amministrazione delle aziende di Finmeccanica. Nelle istituzioni la politica lavora per aggregare e rafforzare le imprese di quei territori ipotizzando un distretto tra Lombardia e Piemonte. "Questa fase di transizione – teme Ferrara – può produrre una maggiore 'marginalizzazione', sia qualitativa che quantitativa per gli stabilimenti campani di Finmeccanica e della filiera dei subfornitori e quindi dell'intero comparto. E in effetti, fatte salve le organizzazione imprenditoriali e sindacali, che in più occasioni hanno sollevato il problema della ripartenza dello sviluppo delle imprese e dei comparti manifatturieri, nessuno pare preoccuparsi del costante processo di deindustrializzazione del tessuto economico campano".
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